LIZZANO – Porta anche nel Tarantino la rete del traffico di rifiuti pericolosi che da Macerata (parte da lì l’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di nove persone), transitavano per mezza Europa prima di essere smaltiti illegalmente in discariche compiacenti. Tra queste la «Vergine srl» di Lizzano. Secondo i carabinieri del Noe, nell’affare milionario sarebbero finite cento tonnellate di rifiuti speciali fatti transitare nella Eco Service di Macerata dove avveniva la finta «ripulitura» prima del definitivo smaltimento negli impianti «amici».
Una ’cresta’ di novemila euro su
ciascun carico di rifiuti trattato, tangenti in denaro o piccoli
favori, come una vettura riparata o un impianto auto a metano
nuovo a spese dell’Eco Service srl di Corridonia (Macerata), la
societa’ al centro del raggiro.
La ’cricca’ delle 100 mila tonnellate di rifiuti pericolosi
che viaggiavano da sud a nord dell’Italia per essere ripuliti
per finta nelle Marche, presso la Eco Service, e quindi avviati
in discariche compiacenti, ha agito indisturbata per anni. Anche
grazie alle soffiate di un agente di polizia giudiziaria in
servizio presso la procura di Macerata, e alla distrazione di
quasi tutti gli enti preposti ai controlli, eccetto i
carabinieri del Noe di Ancona.
Ora l’inchiesta ’Ragnatela’, che ha portato all’arresto di
nove persone (altre 21 sono indagate a piede libero), al
sequestro dell’Eco Service e di 30 automezzi, e al recupero di
90 mila euro di ecotassa evasa, su un giro d’affari illegale
stimato in 15 milioni di euro, passa per competenza dalla
procura di Napoli a quella di Macerata. Gli atti – 140 pagine di
ordinanza del gip collegiale partenopeo e 3.000 pagine di
informativa dei carabinieri del Nucleo per la tutela
dell’Ambiente – sono gia’ stati depositati presso gli uffici
giudiziari maceratesi, che da lunedi’ condurranno le indagini.
Tutto e’ partito due anni fa da un segnalazione del Noe
della Campania sui camion in viaggio dalla discarica di Casoria
verso le Marche. Si e’ scoperto cosi’ che su ogni automezzo, che
in media trasportava 23 tonnellate di rifiuti pericolosi, dai
fanghi industriali agli scarti delle raffinerie di Gela, la Eco
Service e i suoi complici (laboratori di analisi, singoli
professionisti, titolari di discariche ecc.) lucravano 9 mila
euro di guadagno netto. Rendere inerti i rifiuti tossici costa
in media 12 mila euro, mentre per 23 tonnellate di scarti
normali la spesa si riduce a 3 mila euro. Secondo l’accusa, la
’cricca’ produceva documentazione falsa per attestare il
trattamento piu’ costoso, in realta’ mai eseguito.
Le miscele di scarti finivano tali e quali nelle discariche
di destinazione: la ’Senesi’ di Morrovalle di Macerata, la Bleu
di Canosa di Puglia, la Vergine srl di Taranto, la Wev di Dresda
in Germania, e altre cinque impianti su cui gli accertamenti
sono ancora in corso.(ANSA).
Notizia presa da La Voce di Manduria del 18/07/2010
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