FIZZ IN THE CITY
La prima fiction da vedere ascoltare
annusare
a cura di Tommaso Urselli
PICCOLO MANUALE DI SCRITTURA OLFATTIVO-VISIVA
Breve legenda
- Il paese di L: Lizzano (provincia di Taranto, Puglia, Italia, Mondo)
- Fizz: puzza nel dialetto locale
- L'origine del fizz a L: la discarica di rifiuti speciali Vergine srlFizz in the city è una fiction interattiva.
Proprio come gli effetti della discarica sono percepibili e descrivibili da chiunque non abbia naso e bocca tappati, così alla scrittura di Fizz può contribuire chiunque, inviando la propria puntata a cittadinanzaattivalizzano@gmail.com
Basta seguire poche regole:
Titolo – Dai un titolo alla tua puntata. Il titolo aiuta a fare chiarezza, nella scrittura per chi scrive, nella lettura per chi legge.
Concretezza – Non c’è bisogno di molta fantasia per scrivere una puntata di Fizz, molte volte la realtà supera la fantasia. Per ispirarti, basterà guardarti attorno, ri-conoscere l’ambiente che ti circonda, i personaggi da cui sei circondato/a, e la puntata è fatta! Insomma, prima di metterti a scrivere, vedi ascolta annusa la realtà in cui sei costretto/a a vivere. A volte fa male, ma questo si sa, la scrittura è dolore: lo sapeva Leopardi che per autostimolarsi e costringersi a scrivere si legava alla sedia…Noi siamo più fortunati: siamo legati alla discarica. E’ lei il nostro stimolo-madre.
Rapidità – In alcuni momenti di grazia, in particolare quando il vento soffierà nella tua direzione e madre-discarica si metterà in contatto olfattivo con te ovunque ti trovi, potresti essere stimolato/a a scrivere puntate-fiume di Fizz…Contieniti! Ci sono altri/e, esposti/e al tuo stesso vento, che aspettano di scrivere la propria.
Non privilegio – La puntata-pilota è ambientata nel paese di L, dove l’ideatore è nato…Ma attenzione, ideatore e cittadini di L, non montatevi la testa! Va bene, la vostra madre-discarica è Vergine, e per questo tutti vi terranno in religioso rispetto…ma oltre a L esiste A, B, C e tutto un alfabeto di city e discariche madri generatrici di fizz…Ebbene sì, cittadino di L, non hai l’esclusiva, non sei solo; altre puntate potrebbero essere scritte da abitanti dell’alfabeto-mondo. Non disperare! Il mondo non è tuo nemico. Anzi, collabora con lui, contattalo!
P.S. Addirittura la stessa L potrà avere valenze diverse, dipendentemente dalle origini degli autori delle puntate… E infatti, mentre la L delle prime puntate designa Lizzano (Taranto), la L della sesta puntata è Locorotondo (Bari), e non è detto che prima o poi la L non stia per Limbiate (Milano)… Sia chiaro: noi preferiamo mantenere il gioco della lettera iniziale al posto del nome esteso non per paura di nominare il vero, ma per puro vezzo letterario; e anzi perché così risulterà più evidente come spesso, curiosamente, alcune verità varranno indifferentemente per un paese o per l’altro, indipendentemente da lettere iniziali o finali… Forse perché ogni mondo è paese, e ogni discarica anche…
Collaborazione – Non è vietato scrivere a due, tre, quattro o più mani…scambiarsi pareri e informazioni…tra cittadini della stessa city ma anche di city o mondi diversi…nemmeno citare e copiare è vietato…se serve a costruire la City e a diminuire il Fizz…
Premi – Rifiuti speciali e non, saranno consegnati o potranno essere ritirati direttamente, da chi scrive ma anche da chi non scrive.
Domanda: – Perché scrivere?…
Risposta: – Perché non scrivere?…
Per scrittura si intende qui scrittura di una puntata di Fizz. Chiunque abbia qualcosa da dire in merito ai contenuti, può farlo rispettando il linguaggio scelto in partenza dall’ideatore del progetto, e cioè quello della fiction. Quindi: no commenti giudizi dubbi apprezzamenti riflessioni etcetcetc sulla scrittura, né sulla propria né quella degli altri; caso mai attrezzatevi e cercate di esprimere quello che volete esprimere in maniera propositiva attraverso una vostra puntata, con narrazioni personaggi etcetcetc, insomma con gli strumenti della fiction. L’ideatore del progetto si propone eventualmente di fornire consigli in proposito, con l’obiettivo di curare la qualità del lavoro collettivo, nella convinzione che una buona qualità di scrittura possa restituire una buona qualità di lettura della realtà.
Comunque, non dobbiamo scrivere a tutti i costi. Ma dobbiamo vivere a tutti i costi. O almeno, dare qualche segno di vita. Per cui, se non scriviamo…leggiamo – facciamo proposte a tema – condividiamo un’immagine – un video – un’installazione – un pensiero – del materiale d’informazione!
DELIRI OLFATTIVO-VISIVI DI UN APOLIDE Diari dalla discarica globale (quasi una premessa a Fizz)
di Tommaso Urselli
Qualche giorno fa, per motivi che non sto qua a raccontare, ho preso il treno – a Milano – sono arrivato – a Taranto – e sono tornato – a Lizzano.
Da un po’ di anni mi piace fare la vita dell’apolide: parto da qualche parte – di solito Milano – e ritorno da qualche parte – di solito Lizzano. O viceversa. Un apolide un po’ ossessivo e anche un po’ sfigato, lo so. E l’altro giorno, arrivato in paese, mi sono sentito anche un apolide molto confuso, più del solito: ero partito – da Milano – ed ero arrivato – ma non a Lizzano…
Eppure ero in paese, davanti la porta di casa, verso le sette di sera…ma la sensazione era quella di trovarmi sul ponte della Ghisolfa all’ora di punta (un cavalcavia sulla circonvallazione milanese intasato di auto e gas di scarico).
“No no, guarda che ti trovi a Lizzano” mi dice la vocina apolide dentro di me, “guardati intorno…altro che cavalcavia, altro che auto: il deserto”.
E in effetti così era: nemmeno una macchina. E allora perché quest’effetto cavalcavia-milanese-all’ora-di-punta?, dico alla vocina.
“Tappati il naso” mi risponde quella.
Me lo tappo…: è vero!!! L’effetto cavalcavia sparisce…sono a Lizzano!
“Stappalo” dice ora la vocina…e l’effetto cavalcavia riappare, più intasato che mai…e io confuso e intasato insieme a lui.
“Tappalo-stappalo-tappalo”…Gioco così per un po’…E in un attimo mi teletrasferisco…Milano-Lizzano-Milano….Sarà un effetto della globalizzazione?
Fino alle dieci del mattino dopo il giochetto globalizzante funziona.
Ma basta giocare…E’ già ora di ripartire…Se no che apolide sarei…
Chiedo a mio fratello di accompagnarmi in macchina alla stazione di Taranto. A circa tre chilometri da Lizzano vedo una scena che mi ricorda un film: una serie di camion in fondo a un’enorme cava-discarica…Che film era?…
Adesso sono in treno: né Milano né Lizzano, in nessun posto, da vero apolide. Ma quella cosa…l’effetto globalizzante…mi è rimasto nel naso.
E all’improvviso ecco che mi torna in mente il film: “Gomorra”, la scena della discarica nel napoletano. O era Lizzano?
1° PUNTATA – Il Presepe (più o meno) vivente
di Tommaso Urselli
Nel paese di L fervono i preparativi per le feste natalizie: quest’anno, invece che nei consueti luoghi deputati, il Presepe Vivente – forse ancora per poco – sarà ambientato nella favolosa discarica, luogo ricco di effetti speciali – più o meno – naturali. Mentre un Bue e un Asinello alquanto asmatici faticano a riscaldare il Bambino che si agita nella culla – forse non gradisce il rumore dei camion che imperterriti vanno e vengono dalla sacra Grottadiscarica – i Magi sui cammelli stanno risalendo a fatica la salita del paesello; sono in difficoltà: a guidare il loro cammino, nessuna stella cometa nel cielo offuscato da una strana nebbia. Fortunatamente qualcosa li condurrà fino alla meta: gli speciali effetti flatulenti della discarica. I genitori del Bambino, l’umile fabbro Giuseppe e la Vergine sua moglie, attendono fiduciosi.
2° PUNTATA – Che musa Fizz, entra nella carne per poi possederti e poi sparire
di Valerio Chionna
Fizz l’altro giorno mi prese per mano, mi portò in un posto. Un posto affascinante e a me sconosciuto.
Fizz dove siamo? domandai; cammina cammina, lo scoprirai. … Mostra tutto
Vidi colline artificiali, tubi e acciaio armonicamente distribuiti su di esse; omini visti da sopra, un bel vedere che li si affaccia, si davano un gran da fare, parlavano ma non udivo voci, ridevano e scherzavano ma da soli.
La polvere o la nebbia dava a quel posto un non so che di aureo, di misterioso di Speciale. Fizz andò via. Io senza la mia guida mi sentii perso, il panorama visto dall’alto perse il suo spirito magico. Iniziai ad aver paura. Tornai nel Paese di L. Raccontai tutto ai vecchi amici del Bar, 4 onesti bevitori. Raccontai di Fizz, di quell’inferno/paradiso, delle grida afone e della solitaria sensazione di quando Fizz andò via. Non mi hanno creduto. Matto!! mi hanno detto, tu hai sognato! è tutto un sogno o sei ubriaco…e matto mi sentii.
Vi ci porterò io!
Era Fizz che parlava. Era entrata nella carne!
3° PUNTATA – L’ombra di Fizz
di Mara Zecca
Si era concluso un altro anno e nel regno di L erano dispiegate le ali della peste. Qualche battito era stato avvertito, molti segni dalla terra e dal mare erano stati mandati ma solo pochi sapienti avevano avvertito la vicinanza della sventura. Essa covava sotto.
Una sera, alla parvenza solita, un gruppo di ragazzi decide di riunirsi in una casa alle porte del regno, le strade erano deserte, tutto sembrava essere avvolto da una grossolana foschìa, lo era davvero.
Giunti nella casa, i ragazzi accendono un focolare, seggono intorno al camino e trascorrono la serata accompagnando le parole con del buon vino. Ad un certo punto, uno dei ragazzi nota un ombra sulla parete, presto si gira ma non vi è nessuno alle sue spalle. Poi ancora, vede l’ombra, si volta ma nulla sembrava corrisponderla. Questa volta l’ombra era perfettamente nitida, ma il ragazzo non capiva a chi appartenesse. Stranito, quasi impaurito dall’irrazionalità della situazione, fa notare ai compagni la presenza dell’ombra.
“Chi sei?” chiese a più voci il gruppo….
“Sono un’ombra, i mio nome è Fizz” ed essa continuò “Sono ombra e non lo sarò ancora per molto, mi materializzerò grazie all’aiuto di umani stolti che mi stanno recando servigio per soddisfare la loro sete di potere.”
“cosa vuoi da noi?” impauriti risposero
“Se desiderate la sopravvivenza del regno di L allora dovrete evitare che io possa divenire materia, la materia incattivisce il mio animo e sarà per tutti voi la fine”
“a cosa dobbiamo il tuo preavviso?”domandarono increduli
“inizialmente era la mia natura buona, l’avidità di alcuni di voi mi sta nutrendo di negatività che mi trasformerà ben presto in un mostro, intervenite prima che sia troppo tardi, sapete cosa fare…”
…ora questi ragazzi stanno combattendo per un futuro migliore, facciamolo anche noi!!!
4° PUNTATA – Vacanze a L di due cittadini di M
di Paola Binetti
“Quest’anno in vacanza si va a L!!!”.
“A L? Ma ti senti bene? Ma sai dov’è? Chilometri e chilometri di strada per andare a vedere il mare, che poi è lo stesso che vedresti a Pietra Ligure? Non ti andrebbe bene Pietra Ligure? No? Preferiresti Loano? Alassio? Dico, sempre Mediterraneo è!”.
“Come sempre Mediterraneo è? Non è lo stesso mare. Giù è diverso. E’ più…è più…è più mare, ecco. E’ persino più blu!”
“Ma che cavolo dici, Marina? Non stiamo mica parlando del mare del Nord!”
“No che cavolo dici tu, Mario!”
E avevano litigato e parecchio, per una cosa assurda. Il mare su, il mare giù, il mare di destra e di sinistra. E avevano finito come sempre col fare il gioco delle onde, andando su e giù insieme, rotolandosi a destra e a sinistra. E come sempre aveva vinto lei.
“Ma a che stai pensando?, così silenziosa?”
“Penso. A noi, al mare, a noi al mare, a me e a te nel mare…”
“Va bene, va bene…Manca poco. Sei contenta? Forse sarebbe meglio chiedere informazioni a qualcuno, per non sbagliare”.
“Sì, chiediamo, così non perdiamo le ore a girare a vuoto e arriviamo in fretta nella casetta che abbiamo affittato”.
Fu in quel momento che accadde. L’auto si accostò al marciapiedi e Marina aprì il finestrino. Fu un attimo. Neanche a farlo apposta il cd del Barbiere di Siviglia era al punto dell’aria di Basilio…
”…un venticello, un’auretta assai gentile…”
…Marina stava per domandare ad un vecchio del paese l’indicazione, quando una puzza tremenda la investì in piena faccia, come uno schiaffo fortissimo, che le tolse il respiro…
“ … s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar …”
“Ma che succede? Cos’è questo odore tremendo? Non si respira…“
“Marina ma dove mi hai portato, cazzo! Questo posto è una fogna, mi vien da vomitare!”
“A te vien da vomitare? E a me no? E che ne so che è ‘sta roba? Scusi – al vecchio, tappandosi il naso – noi stiamo cercando questa via, via delle Tamerici, ma che cos’è questo odore? Non si respira”
“E’ la discarica a cielo aperto che c’è appena fuori paese”
“Come una discarica a cielo aperto fuori paese? Ma è tremendo l’odore! Non lo sentite?”
“Lo sento, lo sentiamo. Ci si abitua. Giusto all’inizio da un po’ fastidio, ma poi…Comunque nessuno è morto, fino ad ora.”
“…Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un’esplosione come un colpo di
cannone … “
Mario: “Ma che sta dicendo? Nessuno è morto? Perché deve morire qualcuno perché si faccia qualcosa? “
Il vecchio : “Bè a volte sì. Ma non è detto. Dipende anche da chi muore. “
“Marina, ma che cazzo sta dicendo questo? Io qui non resto un minuto di più! “
“Mario, aspetta, ragioniamo. Non lo potevamo sapere. Il mio collega non mi ha detto nulla, anzi mi ha decantato il mare, i colori, i profumi…”
“Sì, ha dimenticato solo di dirti che i profumi sono di fogna e di sostanze non ben definite. Si vede che si era avvolto il naso in uno dei suoi filtri del cazzo! Io giro la macchina e torniamo a casa. Su, dove il mare non è così blu!”
“Aspettate – intervenne il vecchio – la vostra via è un po’ più in là, dove la puzza di discarica si sente solo dopo mezzanotte, fino alle 5 del mattino, poi l’aria gira e di giorno non è male. Ci abita una mia nipote, che si trova bene…”
“Ma mi faccia il piacere! Fino alle cinque del mattino! Ma non capisce che è una follia? Una follia!” “Perché dice così? Guardi, questo Natale passato ci hanno fatto persino il Presepe vivente nella discarica, non era male. Un po’ diverso dal solito.”
“Ah, perché secondo lei, il Presepe l’hanno fatto così, per folclore? Non le è venuto in mente a lei e ai suoi compaesani che forse c’era un po’ di sarcasmo in quel gesto? Un attacco, che so, magari all’amministrazione? A chi gestisce il territorio? “
“Senta, lei voleva sapere dov’è la via e io gliel’ho detto. Altro non so. Se la nostra puzza non le sta bene, cambi paese. Buona sera.”
“…un tremuoto, un temporale, un tumulto generale, che fa l’aria rimbombar…”
“Marina! Andiamo via!”
“Ma io…volevo solo il mare blu, le case bianche, gli olivi. Dopotutto se la puzza è solo di notte fino alle cinque del mattino…se si sono abituati gli abitanti, che vivono qui, possiamo farlo noi per quindici giorni…Dai Mario – iniziando ad accarezzargli la mano – proviamo almeno per una notte. Magari non ci troviamo così male. E poi non sei stanco? Non lo vuoi un bel massaggio?”
Lo sguardo di Mario si perse nel vuoto. Guardava oltre il parabrezza, cercava di non respirare e di concentrasi sulle dita di Marina che lo stavano sfiorando. Sapeva che lei avrebbe vinto anche questa volta. A questo si era abituato oramai. Come alcuni cittadini di L alla puzza.
E infatti vinse lei.
5° PUNTATA – La vera storia di Fizz
di Enrica Pinca
Giro il mondo. Attraverso paesi lontani, deserti, mari, oceani e città. Sono il vento. La gente mi dà svariati nomi, a seconda di ciò che porto. Se il freddo mi chiaman Maestrale, se l’acqua Scirocco. Ma son sempre io. Ogni volta amo cambiar direzione e porto in dono ciò che raccolgo sul mio cammino. Ma c’è qualcosa di nuovo che mi rende davvero triste da qualche anno a questa parte: tornare a L. No, il paese mi piace, gli ulivi e le viti lo rendono una terra ricca. E la gente, gente per lo più onesta, si lavora. No, c’è qualcos’altro che mi rattrista. Quando arrivo nei pressi di L sui volti degli abitanti appare una smorfia particolare, come un ghigno di fastidio e fuggono via. Si nascondono, chiudono le finestre. Un giorno vidi una donna che stendeva i panni. La avvolsi col mio soffio. Si scostò e fuggì in casa. Lei non mette più i panni fuori quando arrivo lì. Non mi spiego quello che accade. Una sera qualche settimana fa’ correvo per le stradine del centro storico. Era tardi. I vecchi muri sembravano raccontare storie di povertà, di miseria. La strada deserta. Solo un gruppo di ragazzi ancora fuori. Li ho ascoltati parlare. Mi hanno dato un nome nuovo. Mai nessuno mi aveva chiamato così. Mi son sentito offeso. Ed ho anche sentito qualche bestemmia nei miei confronti. Come se fosse colpa mia. Se fosse stato possibile, avrei preferito non tornare più in quelle strade, a L, ma il mio mestiere non l’ho scelto. Sono il vento. Vado e basta. Non mi importa se son gradito, non scelgo io cosa portare con me. Spingo quello che trovo lungo la mia strada. Fizz, mi hanno chiamato. Ho spiegato ad un giovane che nel silenzio cercava una risposta: “Se avessi incontrato fiori, vi avrei portato il profumo”.
6° PUNTATA – L’imminente catastrofe
di Antonio Lillo
Oggi a L abbiamo fatto una scoperta straordinaria. C’è l’ha raccontata un vecchio questa cosa, uno di quelli che se ne stanno tutto il giorno seduti sui gradini delle porte a sciacquarsi le budella col loro vino fatto in casa. Ci ha bloccato mentre passeggiavamo per il corso e, fra una chiacchiera e l’altra, mentre si tentava in tutti i modi di sfuggire alle sue grinfie, ce l’ha detta quasi per caso. E cioè che la villa comunale con tutti i suoi bellissimi giardini sorge sull’area un tempo destinata all’antica discarica del paese, poco fuori dal vecchio perimetro abitato. Hanno sepolto tutto sotto la terra e sopra ci hanno piantato gli alberi, e intorno costruito altre case. Ci abbiamo pensato per tutto il pomeriggio, fantasticando sul tipo di rifiuti sepolti qua sotto. Ce ne stiamo seduti sulle panchine all’ombra, e Fizz mi dice:
“Ti immagini? Che forse questa qui sotto è la più antica discarica della storia?”
“Ma no!” gli rispondo. “La più antica no, che ti credi? Però cazzo è vecchia la villa, l’hanno costruita che c’era ancora il re!”
“Una cosa è certa comunque…”
“Che cosa?”
“Dico che avevamo ragione noi…”
“Quando?”
“Quando dicevamo che il paese ha un cuore di merda!”
Sghignazziamo compiaciuti della nostra battutina.
“Hai capito perché gli alberi vengono su così bene?” Sghignazziamo ancora.
Li guardiamo gli alberi. Ne osserviamo le punte nere mosse dal vento, i tronchi solidi ancorati al suolo, le radici che intorno premono per farsi spazio e spaccano l’asfalto intorno in lunghe e sottili crepe. “Mi chiedevo…” ricomincia Fizz. “E se spacca spacca quando l’asfalto viene via tutto la cacca che c’è sotto salta fuori?”
“Impossibile!”
“Sì, ma dai… io me lo immagino come un piccolo geiser. Tutta st’immondizia che preme per scoppiare e appena le dai un po’ di largo prende e viene sparata in alto!”
“Bello sarebbe!” ridacchio. “Ma è impossibile…”
Ce ne stiamo all’ombra degli alberi in silenzio e osserviamo le crepe nell’asfalto. I vecchi passeggiano tranquilli, coi loro occhiali da sole e le scarpette sportive, quasi fossero ignari di quello che bolle sotto i loro piedi. Osserviamo le crepe e quando si alza il vento puntiamo il naso e cerchiamo nell’aria i segni dell’imminente catastrofe: la scia dell’odore di merda che immaginiamo un giorno verrà fuori di là.
7° PUNTATA – Il ritorno del presepe (più o meno) vivente: Primi problemi
Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano
di Tommaso Urselli
L’umile falegname Giuseppe, per gli amici Pe, e la VergineMaria, per gli amici Ve, in un letto rotto nella grottadiscarica. Ve accarezza Pe; ma Pe si blocca.
VE Pe, ti sta vecu cupu cupu ti sta vecu…Ce puerti pinzieri?
(Pe, ti vedo cupo…Sei pensieroso?)
PE Ce pinzieri e pinzieri, Marì…Non ci mi tira
(Macché pensieroso e pensieroso…E’ che non mi tira)
VE E com’eti, Pe
(E com’è che non ti tira, Pe)
PE Stu fizzu…
(Questa puzza..)
VE Hi sangu, ca la settimana passata m’ogghiu llavata
(Eppure mi sono lavata la settimana scorsa)
PE Noni Marì…A parti ca era l’annu passatu…Ma saraca eti stu liettu…e tutta sta grotta…ca puzza
(Maria, a parte il fatto che era l’anno scorso…Ma forse è questo letto…e tutta questa grotta…a puzzare)
VE E no ti puè tappà lu nasu, Pe? Porta pacienzia…Ca crammatina poi spiccia
(Ma non ti puoi tappare il naso, Pe? Un po’ di pazienza…Che domattina smette)
PE Sini, Marì…Ma poi craissera ripigghia
(Sì Maria…Ma domani sera ricomincia)
VE No’ ti sci fissannu moni, Pe
(Pe, non ti fissare adesso)
PE Non ci mi fissu non ci mi fissu…E’ sulu ca non ci mi tira
(Non mi fisso non mi fisso, è solo che non mi tira)
VE E pi forza t’ata tirai?
(Ma ti deve tirare per forza?)
PE E già, pi forza m’ata tirai?
(E già, mi deve tirare per forza?)
VE Mena, no ti ni fa problemi. Ci no tti fissi, vì ca ti bbitui, e ci ti bbitui poi sta bbuenu li stessu
(Dai, non ti fare problemi. Se non ti fissi vedrai che ti abitui, e se ti abitui poi stai bene lo stesso)
PE Ah, stocu bbuenu li stessu? Puru ci non ci mi tira?
(Ah, sto bene lo stesso? Anche se non mi tira?)
VE Eh
(Eh)
PE E tu sta bona lu stessu?
(E tu stai bene lo stesso?)
VE Ce c’entra Pe, iu sontu femmena, mica mi tira
(Che c’entra, Pe, io sono donna, mica mi tira)
PE Sì però ti usca…E ci ti usca po’ t’addisidera…E ci t’addesidira po’ ti veni vogghia…E ci ti veni vogghia po’ tieni bisuegnu ti nu masculu…Nu masculu ca ‘nci tira…E comu ta fai ci a me non ci mi tira?
(Sì, però ti brucia…E se ti brucia poi ti viene il desiderio…E se ti viene il desiderio poi ti viene voglia…E se ti viene voglia hai bisogno di un uomo…Un uomo che gli tira…E come fai se a me non mi tira?)
VE No ti dà pinzieri, Pe…Ci propriu propriu m’addisidira, chiamu lu Spiritu Santu
(Non ci pensare, Pe…Se proprio mi viene il desiderio, chiamo lo Spirito Santo)
8° Puntata – Il ritorno pel presepe (più o meno) vivente: Favori
Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano
di Tommaso Urselli
Rumori di camion intorno alla grottadiscarica. Pianti da una culla rotta. L’umile falegname Giuseppe, per gli amici Pe, e la VergineMaria, per gli amici Ve, sono disperati.
PE Marì!
(Maria!)
VE Pe!
(Giuseppe!)
PE Ca lu vagnoni ste chiangi
(Guarda che il Bambino piange)
VE Pe, e tuttu iu gghia ffai? Dinci ncununa cosa tu, ca sì l’attani sì
(Giuseppe, ma tutto io devo fare? Digli qualcosa tu, che sei il padre)
PE Sì, l’attani…Quannu t’abbisogna ncununa cosa, so l’attani…Quann’è pi piaceri, stei lu spiritu santu! Fatti iutai ti iddu, fatti
(See, il padre…Quando serve qualcosa, sono il padre…Quand’è per piacere, c’è lo Spirito Santo! Fatti aiutare da lui)
VE No lli sienti, li camion? ‘Ste fatìa, lu spiritu santu. Mena, fammi stu favori, me’
(Ma non li senti i camion? Sta lavorando, lo Spirito Santo. Dai, fammelo questo favore)
PE (al Bambino nella culla) Vagno’…ca t’atà sta cittu t’ata stai…bah!
(Ragazzo…zitto, devi stare!)
VE S’è calmatu?
(Si è calmato?)
PE Saraca
(Forse)
VE Com’ha fattu?
(Come hai fatto?)
PE ‘Nciògghiu tappatu lu nasu…Ha vistu ca puru iddu ni risenti, ti stu fizzu?
(Gli ho tappato il naso…Visto che anche lui ne risente, di questa puzza?)
VE Lu fizzu, lu fizzu…mo sempri colpa ti lu fizzu, eti…
(La puzza, la puzza…adesso sempre colpa della puzza, è)
PE E vabbeni…allora ‘ncìlu stappu
(E va bene…allora glielo stappo)
Il Bambino riprende con i suoi pianti assordanti.
VE Matonnamatonnamatonna…fallu spicciai…ca mi ste ‘nsurdesci…
(Madonnamadonnamadonna…fallo smettere…che mi fa diventare sorda)
PE Ah, allora ti ni sta ieni a mei!…Lu tappu lu tappu
(Ah, allora mi dai ragione!…Lo tappo lo tappo)
Il Bambino smette di piangere.
PE Marì…tu ca lu canusci buenu…ma non ci lu puè diciri, allu spiritu santu, cu fatìa ti menu?…ca cussì cala, lu fizzu
(Maria, tu che lo conosci bene…ma non glielo puoi dire, allo Spirito Santo, di lavorare meno?…Così diminuisce la puzza)
VE Pe, lu sa ca po’ curu s’offenni…A mme ’me fatti già tanta favori
(Giuseppe, lo sai che poi quello si offende…A me mi ha fatto già tanti favori)
PE Allora fancilu ticiri ti ttanita
(Allora faglielo dire da tuo padre)
VE Puru a ttanima ‘nce fattu nu favori
(Pure a mio padre ha fatto un favore)
PE Allora ti frauta…ti cugginita…ti suecruta…ti lu sinnucu…ti l’ex sinnucu…ti ci sia sia ‘nta stu paisi
(Allora da tuo fratello…da tuo cugino…da tuo suocero…dal sindaco…dall’ex-sindaco…da chiunque in questo paese)
VE E’ fattu favori a tuttu lu paisi
(Ha fatto favori a tutto il paese)
PE E vabbè, allora stammini cussì…(al Bambino nella culla)…Vagno’, ha sintutu?…Cussì ni ma stai…cullu nasu tappatu…e tappata ‘ta sta puru la vocca
(E va bene, allora restiamo così…Ragazzo, hai sentito?…Così dobbiamo restare…con il naso tappato…e tappata deve restare anche la bocca)
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